Dopo una lunga attesa fatta di tribolazioni, angosce e notti piene di incubi è arrivato anche per me il fatidico giorno. Da oggi in poi chiamatemi dunque dottoressa magistrale. In realtà, la presidente di commissione mi ha dichiarato dottoressa in storia della filosofia senza magistrale, ma siamo sicuri che esista questo titolo? Cosa significa poi? Lasciamo per il momento da parte questi malsani interrogativi e preoccupiamoci di raccontare (tramite fotocronaca) questo giorno importante, che fa da spartiacque tra la spensierata età studentesca e l’angosciante età adulta.
Gli attimi immediatamente prima della seduta sono i più terribili: il panico più di una volta ha tentato di invadermi e farmi fuggire lontano, e dopo la “vestizione” continuavo a ripetermi «adesso svengo… no vomito… no svengo vomitando… vomito svenendo». La seguente carrellata di faccinemie può darvi un’idea del mio stato d’animo:

Fortunatamente la mia cara mammina mi esortava a fare una sorta di training e, sarà stato il cervello pieno d’aria (dovuto ai lunghi respiri da training), sarà stato il mio buon demone, fatto sta che sono andata a sedermi senza svenire o vomitare. Li, su quella sediuzza, con una cinquantina di occhi (distratti) puntati addosso, e quella tunica ridicola (che non fa che aumentare il tuo senso di nullità), ho cercato di darmi un contegno, assumendo una posa intelligente e interessata.

La mia performance è durata pochi minuti: sono riuscita a scandire le parole e a dare l’impressione di credere in ciò che dicevo (braaava); i miei professori (Corsaro e Barbanti) sono stati tanto gentili e hanno lodato pure a sproposito il mio lavoro. E quando tutto è finito un’ ilarità demente si è impossessata di me.
Dopodiché mi sono regalata una discesa trionfale dalla scalinata del monastero (cosa che sognavo dal primo giorno in cui ho messo piede lì dentro).
Peccato non avessi dietro la banda (parapanzupanzupanzù), in compenso avevo tanti fans applaudenti (nella mia testa).

E dopo una bella foto di gruppo
tutti (o quasi) a festeggiare la mia e la sua laurea con un pranzetto a base di pesce (avrei preferito un bagno catartico ma va bene lo stesso) e con tanti bei regalini tra cui uno che mi aiuterà a combattere le mie ansie future.
















