Avvertenza: il post che segue è lievemente pulp.
La Pasqua si sa, è la festa del sangue, della carne, del corpo martoriato e immolato.

La cucina pasquale non può certo essere da meno: ecco che allora la mia veranda si trasforma in una specie di tèmenos con tanto di: altare sacrificale (un tavolo di legno protetto da tovaglia di plastica a quadri blubianchi), sacerdote (mio padre e il suo ghigno compiaciuto ma un po’ schifato) addetto allo smembramento e svisceramento dell’animale (un mezzo agnello), assistenti premurose, vago odore dolciastro e appiccicaticcio e pittoreschi coli di sangue.
Ogni buon sacrificio prevede poi la spartizione e la consumazione delle carni dell’immolato (per gli antichi una delle poche occasioni per strafogarsi di carne, per i moderni una delle infinite occasioni per strafogarsi di carne): ecco che allora il ragusano ti inventa una ricetta golosa (perversa) per rendere più appetibili le interiora di agnello: i “turciniuna”
Il turciniune è il prodotto di un assemblaggio di interiora (una sorta di involtino); gli ingredienti che lo compongono sono in ordine:
- calia (tessuto grassoso che riveste lo stomaco);
panza;
cuore;
polmoni;
fegato;
cipolla, cacio, prezzemolo.
Come spago per tenerlo chiuso si usa poi il budello (ci mancherebbe) che viene avvolto ripetutamente attorno al turciniune (da qui il nome, penso).
Se siete tanto curiosi (e avete lo stomaco forte) ho filmato il procedimento (clicca sull’immagine per vederlo).
Noto con dispiacere che la tradizione dei turciniuna sta perdendo colpi: sempre meno giovani apprezzano la pietanza, ma io non lascerò che questo accada: trasmetterò ai miei pronipoti la storia dei turciniuna, magari quando avranno voglia di un racconto terrificante.

Eppure io li ho assaggiati (che fegato!), e tu no…
Ma il video è fatto “in casa”? Wow…l’ho “assaporato” nei minimi dettagli…Ma almeno ’sti involtini sono buoni? Sarei curiosa…Mi ha affascinato la maestria e la cura con cui vengono preparati. Davvero interessante.
La questione non è semplice. Il turcinione o si odia o si ama…io lo detesto: la vista dei suoi ingredienti e il tanfo che emana una volta cotto mi hanno sempre scoraggiato l’assaggio. Tommy invece quest’anno s’è cimentato e lo ha definito “vagamente fetido”.
Ah, bene…e se è “vagamente fetido” per il Tommy…diciamo che non oso immaginare…
io evito il più possibile il consumo di carne, e devo dire che per le feste ho scoperto la bontà infinita dei ceci. ben cotti, a minestra o con la pasta sono un piatto prelibato.
nonostante la mia veneranda età, ho ancora un certo gusto ad andare contro le tradizioni
Alice:
anch’io da qualche mese e non è così difficile come pensavo…
gnammy i ceci, con la pasta fatta in casa però
vive la Revolution!
Uh? Una ricetta ragusana di frattaglie d’agnello CHE NON CONOSCO? Oh sorpresa, oh meraviglia!
Li conosci i pasturieddi? Oggi si direbbe canestrelli di corata d’agnello con fave verdi dell’altopiano ragusano
Mia nonna paterna è di Comiso e a Pasqua ci prepara i pastirieddi, ma con fegatini di pollo, non agnello e fave !!!??? mai sentito! una ricetta simile (a quella comisana) la fanno a Modica, credo con la carne macinata (di vitello). Ma tu di dove sei esattamente?
Sono di Vittoria, ma la nonna che li prepara è di Scoglitti. I pasturieddi col trito di vitello sono una versione edulcorata, credo.
Forse mia nonna fa i pasturieddi in quel modo per riciclare le interiora che avanzano dall’agnello per le impanate…
Basta, sto sbavando!